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sabato 19 maggio 2018

Non è un problema mio... o forse si?





Qualche anno fa mi capitò di assistere ad una telefonata di una signora. Il fatto attirò la mia attenzione quando la sentii assumere un tono di voce via via sempre più concitato, fino ad arrivare ad urlare. Epilogò quindi in un pianto a dirotto.
Calmatasi, chiese scusa per la reazione avuta al telefono e spiegò che si trattava di un colloquio con suo marito, da cui si stava separando, che la rendeva partecipe del fatto che non aveva i soldi per far fronte alle sue richieste avanzate nella causa di divorzio, in quanto aveva perso il lavoro.
Ritornando a piangere, tra i singhiozzi, affermò: “ma questi sono problemi suoi, non miei”.
Dopo averle mostrato comprensione per la situazione emotiva che stava vivendo, mi sono permesso di osservare che in quanto ai problemi, percepivo invece la netta sensazione che le difficoltà del marito costituissero anche un  suo problema, eccome.
La invitai quindi a riflettere sul fatto che se avesse aiutato il marito a risolvere le sue difficoltà, a prescindere dai pareri tecnici del proprio legale, molto probabilmente avrebbe risolto anche un suo problema: quello che la faceva piangere.

Da allora ho realizzato che frasi del tipo “affari suoi”, o “sono problemi suoi”, o ancora “non è un problema mio”, quando rivolte a soggetti a noi vicini con cui relazioniamo per scelta o per dovere, in realtà non ci risolvono un problema: ce lo creano.

Gli esempi si perderebbero, tuttavia creare un problema a persone che interagiscono con noi o rimanere indifferenti per le difficoltà di chi ci è prossimo, costituiscono due facce di una stessa medaglia: quella che presto o tardi riverserà le conseguenze dirette o indirette di quei problemi su di noi.

Ci stiamo creando un problema se rimaniamo indifferenti  rispetto ad un’esigenza che ci viene fatta presente da una persona con cui relazioniamo: pensiamo al nostro compagno o compagna di vita che ci fa presente che mal sopporta un nostro comportamento per noi acquisito, scontato e che riteniamo del tutto naturale.
Se non modificheremo quel comportamento non dando ascolto alle richieste, probabilmente inizieremo a deteriorare il rapporto, se invece solo ci sforzeremo di adeguare le nostre abitudini rendendoci disponibili ad un cambiamento, probabilmente il suo atteggiamento nei nostri confronti cambierà di conseguenza e otterremo apprezzamento e rispetto a tutto beneficio del rapporto e della qualità della nostra vita. Bisogna però cambiare, rompere quei meccanismi automatici e ripetitivi che il nostro cervello tanta fatica fa a modificare.

Ma ci creiamo un problema anche se con il nostro comportamento non stiamo forse creando un problema anche a chi solo occupa spazi vicini a noi.
Pensiamo ad un vicino di casa: se lo disturbiamo con nostri comportamenti molesti, ci staremo creando una situazione tale che nel momento in cui avremo bisogno del suo aiuto, ad esempio per ottenere una dilazione di pagamento delle spese condominiali, o magari per installare una griglia per le biciclette oppure ancora per fare dei lavori in casa, probabilmente agirà secondo la logica oggi imperversante e ci renderà il "favore": negandocelo. E questo per noi costituirà un problema. Che abbiamo creato con le nostre mani, creandone uno al nostro prossimo.

Si tratta quindi di ritrovare quella sensibilità e quel minimo di educazione necessari per una convivenza positiva a tutti i livelli. Per cambiare vita bisogna partire dai semplici comportamenti quotidiani, e se non cambiano gli altri, cambiamola noi la nostra vita. Avremo solo da guadagnarci in serenità e in benessere.

Rompiamo quindi gli schemi mentali che i media ci inculcano con film e telefilm in cui i problemi si risolvono non con il dialogo ma con l’aggressività: violenza e armi imperversano nelle ore che ci intrattengono davanti agli schermi fin da tenera età con i cartoni animati. Cerchiamo il dialogo, proviamo a metterci nei panni altrui ogni volta che adottiamo un comportamento e chiediamoci se possiamo in qualche modo creare un problema, consapevoli che se lo creeremo al nostro prossimo, avremo noi un problema in più da risolvere.
Cambiamo modo di pensare. Staremo meglio. Cambiamo vita.

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