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sabato 2 giugno 2018

La Regola dei Dieci Giorni.




   Osserviamo un bambino quando apre le decine di regali ricevuti in occasione di una ricorrenza: scarta in maniera frenetica un pacchetto dietro l’altro, guardandone per lo più distrattamente il contenuto che accantona immediatamente per tuffarsi sul pacchetto successivo il cui contenuto farà la stessa fine.

   I regali più "fortunati" accompagneranno i giochi del piccolo per qualche giorno per poi essere abbandonati anch'essi.

   Un tale atteggiamento ritengo sia da ricondurre al fatto che il piccolo non ha mai richiesto né desiderato quei regali per i quali, ora, non manifesta alcun interesse: nella sua tremenda sincerità ci comunica che li considera superflui quindi inutili, con buona pace della frustrazione di genitori e parenti che hanno sacrificato i loro denari per niente.

   Tuttavia queste esperienze devono lascare una qualche traccia nel nostro cervello. Vivere e perpetrare fin dai primi anni il meccanismo per cui  otteniamo tutto e subito, anche e soprattutto il superfluo, deve insinuare nella nostra mente quel perverso meccanismo che da adulti ci impone di spendere del denaro per oggetti appena visti, mai veramente desiderati, bypassando la razionale valutazione se quell’oggetto ci sia realmente necessario o utile per il miglioramento della nostra esistenza.

   Così alcuni di noi in età adulta non riescono più a sentirsi appagati nemmeno quando entrano in possesso di qualcosa di desiderato, rischiando di non apprezzare più nulla, dando per scontato che si possa ottenere qualsiasi cosa solo appena piaciuta, quasi si trattasse dell’esercizio di un diritto insopprimibile,  esistenziale.

   A questo riguardo ricordo quando mi capitò di entrare in un laboratorio di riparazione di smartphones. Trovai incredibile come oggetti costati oltre un mese di lavoro, in gran parte fossero in riparazione a causa del loro “maltrattamento”: schermi frantumati, pulsanti distrutti, danni da cadute a terra o in acqua. 
   Mi parve razionalmente impensabile che oggetti dal costo così elevato fossero acquistati per essere poi trattati al pari di utensili da lavoro in un cantiere edile.

   Anch'io non sono sfuggito al meccanismo mentale che mi rendeva “infermo” prima di possedere un oggetto solo per averlo visto o, peggio, avuto modo di maneggiarlo in uno dei vari “store” in cui ci è consentito prendere in mano gli oggetti in vendita per farceli percepire come nostri e per farceli subito dopo, nostro malgrado, riporre, innescando quel terribile e raffinato meccanismo mentale per cui iniziamo a desiderare quell’oggetto avvertendo come vitale il “non bisogno” di possederlo.

   Ho impiegato molto tempo prima di realizzare di essere caduto nella trappola in cui si percepisce  essenziale ciò che è, di fatto, superfluo, ed anche una volta realizzato ammetto che non è stato facile reagire ed adottare quelle variazioni di comportamento che mi consentissero di capire quando un bene mi fosse davvero utile o fosse veramente desiderato. Ma una volta scardinati quei meccanismi mentali, ora mi sento più libero.

   Tutto è iniziato quando ho dovuto liberare due cantine a causa di un trasloco: quante cose ho trovato che non sapevo nemmeno di avere o che nemmeno più ricordavo di avere acquistato. Come un bambino che scarta subito il regalo, quegli oggetti sono passati dal pacco consegnato dal postino alla cantina ed ora erano destinate alla discarica.

   Mentre osservavo gli oggetti acquistati realizzavo che probabilmente nel tempo intercorso tra l’ordine e la ricezione del bene, l’interesse era svanito. Realizzavo quindi di essere affetto anch’io da sindrome da acquisto compulsivo per oggetti mai realmente desiderati.

   Mi sono soffermato quindi a pensare alla quantità di denaro speso che ora era destinato alla discarica. Denaro letteralmente buttato che se non avessi speso ora mi sarebbe certo stato utile.

   Aver ottenuto quelle cose appena viste e prima ancora di desiderarle, mi aveva fatto diventare un acquirente compulsivo facendomi spendere denaro per acquistare oggetti che in realtà non mi servivano e non mi sono mai servite e del cui acquisto ora mi pentivo.

   Bisognava reagire. Imporsi una regola sull’utilizzo del denaro. A tutti  i livelli. Così ho deciso di adottare la prima regola: quella dei dieci giorni: quando un acquisto costa più di 30 euro, faccio trascorrere 10 giorni. Se passato questo periodo sento ancora necessità di possedere quel bene, significa che mi è davvero utile, altrimenti posso farne a meno.

   Un atteggiamento riflessivo nei confronti di ciò che comperiamo ci aiuta a risparmiare, ci rende più consapevoli di un acquisto, ci fa apprezzare il piacere di aver raggiunto il risultato di possedere finalmente una cosa che ci è utile. Tutti aspetti che in definitiva ci rendono più liberi.
   Peraltro, il desiderio, a tutti i livelli,  è un sentimento rivoluzionario, che muove il nostro universo che motiva la nostra esistenza: la sua morte, per converso, demotiva l'esistere, toglie qualunque aspirazione, deprime l'evoluzione.
   Per cambiare vita sganciamoci dai meccanismi mentali acquisiti e adottiamo nuovi ragionamenti che ci rendano autonomi rispetto ad atteggiamenti acquisiti inconsapevolmente che corrispondono a vere e proprie dipendenze.
   Ma della debolezza della nostra mente a resistere alle dipendenze, meccanismi ben conosciuti ed utilizzati ad arte dal mercato per condizionare le nostre scelte, parleremo, forse, la prossima volta.